Pensieri di un giorno qualunque in un lontano 1999…
“Un tossicodipendente assiduo non è in genere in grado di prendere alcuna decisione concreta, il suo modo di vivere la vita è soltanto un continuo lasciarsi andare, fuggire e rimandare e cercare di convincerlo è quasi inutile, ma quando mi trovo di fronte alla disperazione di un padre, di una madre e ho davanti lo sguardo vuoto di un figlio, non posso rimanere indifferente, non riesco, e ci provo lo stesso” … diceva Maurizio, un nostro operatore “assiduo”.
Dopo la lunga esperienza vissuta nel campo delle tossicodipendenze da me e dai membri dell’Associazione, fare un bilancio ad oggi dei risultati con le sole cifre mi sembra molto limitativo. Per l’attività svolta, le cifre sono la conseguenza di un lungo, paziente e talvolta estenuante lavoro di “persuasione” che è difficile esprimere.
Lottare per persuadere un tossicodipendente a farsi aiutare è una missione ardua. Raccontare momenti di disperazione, di sconforto, descrivere le mie speranze che qualcosa accada, che qualcosa cambi, è anche per me difficile.
Provo comunque …
Talvolta l’incontro con lui mi fa sperare di essere vicina alla soluzione, il giorno dopo mi accorgo che non è cambiato nulla, né per lui né per me. Allora riprendo gli incontri, i colloqui, cercando di “riallacciare” il filo dei discorsi precedenti sperando … Sperando e sforzandomi di essere più convincente e … riesco sempre a sentirmi più fiduciosa come se le delusioni deprimenti di qualche giorno prima fossero solo un brutto ricordo, una mia falsa impressione, come se ci fosse una sfida con me stessa risolutiva per entrambi, che mi costringesse ad essere “più ragionevole” e presente.
Con i genitori discuto e “studio” i comportamenti da assumere con lui, cerco il modo giusto, magari una semplice frase che possa indurlo a chiedere aiuto, e ritorno a sperare, a metterci l’anima; nel colloquio successivo dopo ore di sforzi e tante parole che non vorrei restino solo parole, ho sempre l’impressione di aver scalfito quel muro di indifferenza e mi auguro che non è stato tutto inutile.
Sono ostinata, e quando capita che in qualche incontro lui si presenta “fatto” non esprimo disappunto, ma cerco di analizzare e motivare il suo comportamento, gli “sbatto” in faccia la realtà come dimostrazione della sua impotenza, come se pretendessi una sua confessione della difficoltà a liberarsi dalla droga.
Quando dopo mesi di incontri, di parole, di buoni propositi, di delusioni, di “false partenze” puoi annunciare che Lui ha deciso di farsi aiutare da una comunità terapeutica … dopo che una semplice telefonata dei genitori che lo hanno accompagnato mi conferma che ha varcato quella soglia, la gioia, la soddisfazione, la felicità mi riempie l’anima. Vedere tornare a rivivere una persona distrutta è estremamente commovente e mi ricompensa degli sforzi, delle difficoltà e delle amarezze; con un po’ di orgoglio o forse meglio dire “soddisfazione” so di aver contribuito alla missione dell’Associazione e di aver detto e fatto qualcosa di bello e di mio nel mondo.
Maria